PROGETTO LATTERIA
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IL PROGETTO LATTERIA SOCIALE

PROGRAMMA ZOOTECNICO DI PRODUZIONE E COMMERCIALIZZAZIONE DEL LATTE E DEI SUOI DERIVATI


DISTRETTO DI NJOMBE


Regione di Iringa - Tanzania

PRESENTAZIONE DELL’INIZIATIVA

2.1. Dati di Sintesi

  • Titolo: Progetto per la produzione e la commercializzazione del latte e dei suoi derivati
  • Paese: Tanzania – Regione Iringa - Distretto Njombe
  • Settore d’intervento: agrozootecnico
  • Durata complessiva dell’intervento: 3 anni
  • Periodo richiesto di finanziamento: 3 anni

 

 


Altri organismi cofinanziatori

Apporto finanziario


Commissione Europea

 


781.000.000


 


È in via di presentazione il progetto


Controparte Locale


Controparte Giuridica: Amministrazione Distrettuale di Njombe


Controparte Operativa: Njolifa - Njombe Livestock Farmers Association - Njombe - P.O.Box 391



Altri Enti coinvolti:


- Unione Europea: è in via di presentazione il progetto


Altri progetti dell’ONG nel paese e nella regione


Nella stessa regione di Iringa, il CEFA ha già realizzato o sta realizzando i seguenti progetti di cooperazione allo sviluppo rurale:


1 e 2 Vocational Center Matembwe I e II (1980-85; 1986-91) - Progetto agricolo, zootecnico e formativo.


Obiettivo: miglioramento del reddito e della dieta alimentare (soprattutto infantile); contrastare l’emigrazione giovanile.


Opere: realizzazione di allevamento avicolo (polli da carne e da uova) con annesso mangimificio, azienda agricola, falegnameria, centro di formazione professionale.


Controparte: a) giuridica: Istituto Missioni Consolata.


b) effettiva: Villaggio di Matembwe, Distretto di Njombe.


Fase: il Progetto è terminato ed ha assunto una forma giuridica di Company e dal 1991 ha piena autonomia giuridica e finanziaria, con ottimi risultati a tutt’oggi.


Enti co-finanziatori: U.E.e il M.AA.EE.



3. Hydroelectric Project in Njombe District - M.A.E. (Progetto di Elettrificazione rurale nei Villaggi di Matembwe e Image) (1987- 89)


Zona: Villaggio di Matembwe e Image, Njombe, Iringa.


Realizzazione di centrale idroelettrica e opere di completamento ,sbarramento in cemento armato, turbina Kaplan, linee MT e BT 120 Kw e distribuzione in due Villaggi di energia elettrica.


Obiettivi raggiunti: miglioramento standard abitativi e igienico-sanitari nella zona; funzionamento e potenziamento con fonte energetica locale e rinnovabile di opere sociali (acquedotto, molitura, dispensario, officina meccanica, mangimificio e allevamento) e dell’artigianato locale.


Controparte: a) giuridica :Istituto Missioni Consolata


b) effettiva: Villaggi di Matembwe e di Image; Distretto di Njombe.


Enti cofinanziatori: CEE, MAE, Overseas Bruxelles.


Stato Pieno funzionamento dal 1987; autonomia gestionale dal 1991.


4. Progetto di agricoltura e viabilità a Ikondo. - Privato.(1991-1993)


Zona: Villaggio di Ikondo, Njombe, Iringa.


Realizzazione di attività agricole e zootecniche a diffusione familiare e sociosanitarie - acquedotto


Obiettivi raggiunti: miglioramento standard igienico-sanitario nella zona; (acquedotto, molitura, dispensario e allevamento).


Controparte: effettiva: Villaggio di Ikondo; Distretto di Njombe.


Enti cofinanziatori: privato Cefa.


Stato terminato.


5. Progetto di sviluppo rurale nella zona di Bomalang’ombe.(1995-1998)


Zona: Villaggio di Bomalang’ombe, Iringa.


Realizzazione di attività agricole, zootecniche a diffusione familiare e produttiva, sociosanitarie – acquedotto, ambientali, ecc.


Obiettivi raggiunti: costituzione di una Company con attività produttive di agrotrasformazione (industria delle marmellate e succhi, macello, falegnameria, allevamenti, ecc,) miglioramento standard igienico-sanitari nella zona; (acquedotto, molitura, dispensario).


Controparte: a) IMC


b) effettiva: Villaggio di Bomalang’ombe; Distretto di Iringa.


Enti cofinanziatori: M.AA.EE. e U.E..


Stato terminato aprile 1998.


Il programma rurale è stato finalizzato a:


- migliorare le condizioni di vita materiale del villaggio e nella zona circostante;


- in particolare migliorare la situazione della popolazione infantile, presso la quale oggi la mortalità è medio-alta;


- elevare il livello culturale della popolazione, soprattutto giovanile;


- fornire un esempio concreto, ripetibile, della possibilità di effettiva emancipazione da situazioni di indigenza e di precarietà in zona rurale, potenzialmente idonea ad un percorso di graduale autosviluppo;


- contrastare l'emigrazione della popolazione, soprattutto giovanile, verso la città.


- Promuovere tutte le attività nell'ottica di un giusto utilizzo delle risorse in equilibrio con le potenzialità dell'ambiente circostante.


6. Programma di elettrificazione rurale nel villaggio di Bomalang'ombe Regione di Iringa (1997-2000)


Zona: Villaggio di Bomalang’ombe, Iringa.


Realizzazione di una opera di sbarramento sul fiume, di opere di canalizzazione, di opere elettromeccaniche.


Obiettivi fornire energia pulita, rinnovabile a basso costo per lo sviluppo sociale ed economico della zona.


Controparte: a) IMC


b) effettiva: Villaggio di Bomalang’ombe; Distretto di Iringa.


Enti cofinanziatori: U.E..


Stato in atto (iniziato 1997 – termine fine 2000).


Trattasi di un intervento di elettrificazione rurale in una zona montana situata nella Regione di Iringa, attraverso lo sfruttamento delle potenzialità ambientali e delle risorse locali umane. L'azione mira a fornire in futuro, in modo integrato una serie di servizi che dipendono dall'energia elettrica e si inserisce in un contesto progettuale più ampio, in cui l'energia idroelettrica verrà sfruttata anche a fini direttamente produttivi. A Tale scopo ad esempio, verrà predisposta la fornitura di energia elettrica in particolare ad una unità produttiva già esistente nella zona, che comprende una fabbrica conserviera, un allevamento suinicolo, strutture formative ed una falegnameria ed alle abitazioni private.


7. Programma integrato di sviluppo rurale nel Villaggio di Ikondo – Regione di Iringa ” - Codice N. 2275/CEFA/TZA (1999-2001)


Zona: Villaggio di Ikondo, Iringa.


Realizzazione Azioni agricole, zootecniche, socio-sanitarie e idroelettriche..


Obiettivi : costituzione di una Company con attività produttive di agrotrasformazione e artigianato, miglioramento standard igienico-sanitari nella zona; (acquedotto, molitura, dispensario).


Controparte: a) IMC


b) effettiva: Villaggio di Ikondo, Distretto di Iringa.


Enti cofinanziatori: M.AA.EE. - U.E..


Stato in atto (iniziato agosto 99 – termine fine 2001)


Il progetto è di carattere integrato e consta di una parte produttiva tesa a valorizzare le risorse presenti, una infrastrutturale ed una formativa.


Interessa l’abitato di Ikondo e le aree limitrofe nella provincia di Njombe, Regione di Iringa.


Il villaggio conta circa 5.000 abitanti ed ha una economia di pura sussistenza alimentare, con difficoltà di comunicazione e commercializzazione sia per la pessima condizione della viabilità che per l'assenza di prodotti da commercializzare.


popolazione.


Le attività riguardano:


- il miglioramento delle condizioni di vita delle famiglie, valorizzando in primo luogo il ruolo della donna e, diminuendo il disagio della condizione femminile.


- La salvaguardia delle risorse naturali, valorizzando il territorio attraverso una corretta gestione dei terreni, incrementando il patrimonio boschivo e valorizzando la risorsa acqua anche a fini energetici.


- La realizzazione di una piccola centralina idroelettrica per la possibilità di acquisire energia rinnovabile, continua e a basso costo, permetterà di attivare nuove realtà produttive artigianali che potranno utilizzare come materia prima prodotti agricoli o minerari della zona.


8. Il CEFA ha poi realizzato nella stessa regione negli ultimi 12 anni,una quarantina di microprogetti, del valore di circa 15-25 milioni ciascuno.


Si tratta sempre di interventi in ambito rurale nei settori: agricoltura, zootecnia, forestazione, viabilità, risorse idriche, formazione, cultura e sviluppo sociale.

2.2. Oggetto


Si [C1] tratta di un programma di trasformazione del latte e conseguente commercializzazione, attraverso l'attivazione di un caseificio-latteria e di altri tre centri di raccolta. A ciò si aggiunge una serie di attività collaterali e di sostegno come la formazione degli agricoltori-allevatori (assistenza tecnica), la promozione di una cooperativa già esistente, la preparazione del personale addetto alla lavorazione del latte. Tali attività andranno a migliorare le condizioni di vita della popolazione. Il risultato sarà una maggiore quantità e migliore qualità di prodotti caseari nel mercato di Njombe.


Da un punto di vista metodologico il progetto intende porsi come esempio ripetibile che sia di stimolo al diffondersi di analoghe iniziative di autosviluppo locale. A tal fine sarà prioritario la valorizzazione delle risorse umane locali e la loro piena assunzione di responsabilità.



Ubicazione del Progetto


Il presente programma ha come sede di intervento il Distretto di Njombe, nella Regione di Iringa, nella zona Sud-Ovest della Tanzania. In particolare andrà ad interessare i seguenti villaggi: Kipengere, Uwemba, Kibena ed il capoluogo del Distretto, Njombe. (All. 3 carta geografica della regione).



Paese e località


Tanzania - Città e Distretto di Njombe - Regione di Iringa


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cronistoria


Il Progetto che presentiamo prende origine dall'esperienza ventennale maturata dal CEFA in Tanzania con la realizzazione di progetti di sviluppo rurale endogeno.


L'intervento complessivo del CEFA in Tanzania ha avuto inizio negli anni 80 col Progetto Matembwe (divenuto poi Matembwe Village Company Ltd) e via via sviluppatosi in altre zone della stessa ampia regione di Iringa (cfr. Rural Development Project in Bomalang’ombe Village ed Ikondo Hydroelectric Project).


tutto ciò rientra in una strategia di “regionalizzazione” dei programmi che il cefa ha adottato.


Ci si propone cioè di far seguire al singolo intervento di sviluppo una integrazione con progetti analoghi (sempre in ambito agro-zootecnico e sociale) già in atto, per meglio sfruttare le conoscenze tecniche e le esperienze già acquisite. In questo modo, s’intende spostare il baricentro dell’azione verso le zone più povere, potenzialmente riscattabili dalla miseria e abitate da un popolazione disponibile ad una cooperazione responsabile e fattiva con agenti esterni di sviluppo.



E' così, ad esempio, che il Programma del CEFA a Matembwe (Matembwe Vocational Centre) dopo un avvio sicuro , si è impegnato in una serie di micro-interventi nel villaggio di Ikondo e nei villaggi limitrofi .



La presenza del CEFA nel distretto di Njombe ha permesso di entrare in stretto contatto con il mondo degli agricoltori, approfondendo e perfezionando gradualmente un rapporto di collaborazione con la popolazione della Regione.


Il presente progetto del caseificio (latteria) nella città di Njombe e nei villaggi limitrofi, si inserisce nel quadro di attività di razionalizzazione degli allevamenti e produzione -commercializzazione, nella zona. Ora per consolidare ed incrementare i risultati di produzione di latte e sensibilizzazione sugli allevamenti e miglioramenti genetici del bestiame, e' necessario che gli agricoltori-allevatori possano mettere a profitto i loro sforzi ottenendo un tangibile beneficio alimentare, sociale ed economico .



Le competenze del Cefa nel settore agro-zootecnico derivano da esperienze maturate sul campo nei progetti sopra indicati, competenze non solo tecniche, ma anche umane, sociali e culturali.


Attraverso una presenza continuativa di volontari in loco e di frequenti missioni di monitoraggio a diversi livelli, abbiamo potuto approfondire e conoscere, attraverso il rapporto diretto con la popolazione locale, i bisogni, le aspettative e le reali necessità della stessa. Tali competenze, infine, sono testimoniate dal buon andamento complessivo dei programmi realizzati in Tanzania (in alcuni casi autonomi da una decina d'anni).


Al Cefa è stato dunque possibile ricevere, esaminare e raccogliere la richiesta e proposta di collaborazione da parte della locale associazione di allevatori (Njolifa) da cui ha origine il presente progetto.



Tematiche trasversali.


o Formazione: degli agricoltori nei settori agricolo e zootecnico.


o Ambiente: introduzione di pratiche agricole e zootecniche sostenibili.


o Sviluppo umano: miglioramento della qualità dei prodotti, aumento della disponibilità di generi alimentari e aumento del reddito delle famiglie contadine.


o Economia locale: miglioramento della produzione agricola e della specie animale da latte.


3. CONTESTO

3.1. Origine dell’iniziativa


Il primo approccio al problema dell’agro-trasformazione nel territorio del Distretto di Njombe, si deve a varie missioni in loco, a partire dal 1996, da parte di alcuni esperti del settore agronomico e zootecnico del Cefa. Essi si fecero per primi interpreti delle istanze di sviluppo della popolazione nel Distretto di Njombe, prendendo atto delle potenzialità sia agricole che zootecniche di una vasta zona, comprendente la stessa cittadina di Njombe. In particolare il presente programma si trova in piena sintonia con i piani di sviluppo governativi e le politiche in ambito agricolo della Regione d’Iringa, come di seguito avremo modo di meglio precisare.


Il carattere rurale e integrato (con altri settori) dell'intervento, lo sfruttamento di un alimento già presente nella cultura locale (il latte), la formazione in ambito rurale di persone locali, le finalità indicate nel miglioramento economico - sociale - igienico della popolazione, hanno fatto sì che l’associazione locale di allevatori e le autorità politiche e amministrative di Njombe richiedessero, già alcuni anni fa, questo tipo di intervento (cfr. vedi all. 1 lettere di gradimento del Distretto e dei villaggi coinvolti).


Un evento importante che ha contribuito alla formulazione del progetto è stata la microazione finanziata e svolta nel 1997 grazie all'U.E., attraverso la quale si sono costruiti due locali per il ricevimento e la prima lavorazione del latte, presso la città di Njombe. La piccola attività di raccolta e vendita del prodotto, è diventata in breve periodo economicamente auto sostenibile, tale da avere delle forti richieste da parte della popolazione locale per ingrandire la struttura. L'attivazione di questi locali, ha riscosso un tale successo, che da altri villaggi del Distretto, le autorità e gli allevatori hanno chiesto ripetutamente di realizzare interventi analoghi.

3.2. Contesto Nazionale e Regionale


Possiamo affermare che l’intervento progettato, per lo sviluppo di Njombe, non presenta soltanto una piena compatibilità con i piani di sviluppo governativi ed i fabbisogni della Tanzania, esso può dirsi pienamente inserito in essi. Il carattere rurale e integrato dell’intervento, lo sfruttamento di potenzialità locali in ambiente rurale associato all’immediato e fondamentale compito di formazione di persone del posto, soprattutto giovani, garanti futuri della funzionalità delle realizzazioni in programma, il carattere dimostrativo delle potenzialità rurali (umane e fisiche), le finalità indicate nell’autosufficienza economica, nel miglioramento delle condizioni alimentari ed igieniche di vita, nella crescita culturale della popolazione e infine nell’inversione di tendenza dell’emigrazione specialmente giovanile, l’attenzione posta alla condizione infantile e femminile, sono tutti elementi che indicano la piena conformità dell’intervento alle linee che animano la politica tanzaniana per lo sviluppo e ai criteri di giudizio locale sulle proposte di cooperazione.


Quindi il progetto che siamo a presentare ben s’inserisce nella programmazione a livello regionale; è ovvio che ogni intervento rivolto alle necessità delle popolazioni rurali per far fronte alle mancanze d’infrastrutture di base e all'innalzamento dello standard di vita, viene vivamente sostenuto dalle autorità politiche e civili anche a livello centrale.



Il sostegno e il rafforzamento che questo progetto, che possiamo definire di agrotrasformazione, fornirà alle iniziative imprenditoriali presenti a Njombe, capoluogo di Distretto, e nelle zone limitrofe, s’inserisce pienamente nei piani territoriali rivolti al potenziamento dell’accesso di generi alimentari di produzione locale ai mercati cittadini e urbani, al fine di conseguire non solo l’autosufficienza alimentare nelle zone rurali e produttive in campo agricolo, ma anche l’autosufficienza alimentare generale della nazione.


Contesto della zona d’intervento


La Regione di Iringa è situata in un area collinare con pianori molto ampi ed è caratterizzata da un clima mite durante i vari periodi dell’anno. La parte meridionale della Regione, che si identifica con le province di Njombe e di Makete, viene delimitata ad ovest dal Lago Nyassa da cui si innalzano repentinamente la catena dei Monti Livingstone che degradando verso Est danno vita alla parte meridionale dell’altopiano, che si estende fino alla Regione di Morogoro.


Mentre la parte Nord della Regione è abitata dalle tribù dei Wahehe, la zona meridionale è abitata da quelle (etnia) dei Wabena e dei Wakinga, popolazioni fiere e laboriose.


In particolare la città di Njombe, si trova ad un'altitudine di circa 1.900 m. s.l.m. e conta una popolazione di 40.000 abitanti ed è anche capoluogo di Distretto.


La piovosità in questa zona è abbastanza elevata, situazione favorevole al processo agricolo. L’agricoltura è infatti l’attività economica prevalente e fondamentale della Regione di Iringa e del Distretto di Njombe..


Un grosso problema socio-sanitario che è presente anche in questa zona, così come nel resto de territorio tanzaniano, è quello dello squilibrio alimentare a cui è soggetta la popolazione soprattutto infantile. La situazione è caratterizzata da un deficit proteico nella dieta (ipoproteinemia primaria) e dell’alta incidenza della verminosi intestinale (ipoproteinemia di carattere secondario).



E’ stato accertato che la mortalità infantile è in gran parte dovuta alla povertà dei cibi e, alla malnutrizione sono legate molte affezioni a cui sono soggetti i bambini, quali ad esempio: diarrea, infezioni respiratorie, febbri malariche, ecc. .



A dato statistico si fa presente che la diarrea è causa del 7% delle morti dei bambini compresi nell’arco di età fra i due ed i 24 mesi.


Cruciale è il periodo dello svezzamento, con alta incidenza di carenza proteica, anemia, e alla deficienza vitaminica e di iodio, questo, uno dei maggiori problemi di tipo alimentare e sanitario.


In tale contesto la diffusione di un alimento come il latte, ricco di proteine, può costituire un’importante aiuto alla soluzione dei problemi della malnutrizione e della mortalità infantile. Rilevante diviene il ruolo del latte soprattutto nella dieta dei bambini che finito lo svezzamento, non disponendo di altri cibi con valori nutrizionali e proteici adeguati, sono soggetti alle molteplici malattie sopra elencate.


Altrettanto importante è l’apporto proteico del latte per le donne in gravidanza e gli adulti.

3.3. Quadro settoriale e territoriale


La città di Njombe, situata nella Regione di Iringa e nell' omonimo Distretto è situata ad una altitudine di metri 1900 s.l.m..


L'intero Distretto si trova in una area a clima tropicale con precipitazioni che variano tra gli 800 ai 1500 mm di pioggia per anno. Il distretto è caratterizzata da colline e valli disposte secondo un pattern di tipo dentritico, l'altitudine varia tra i 1600÷2400 m s.l.m., l'andamento morfologico è dolce e sinuoso. Le formazioni rocciose affioranti consistono in scisti e quarziti non completamente metamorfizzati, generalmente ricoperti dal caratteristico strato di degradazione lateritico. Solo una piccola parte del terreno è sabbiosa-incoerente (38,7%), la rimanente (61,3%) risulta di natura coesiva-argillosa.


La viabilità, è costituita spesso da strade di fondo valle e cima collina in terra battuta; gli insediamenti, alquanto frammentari, sono localizzati ai fianchi o in cima alle colline.


Una delle principali arterie asfaltate, che collegano la capitale Dar es Salaam con il Sud del Tanzania , attraversa la città di Njombe , portando discreti benefici commerciali ed economici in tutto il distretto. La città di Njombe , come già citato ,conta circa 40.000 abitanti, con diversi servizi di base ben sviluppati (ospedale governativo, scuole secondarie, mercato permanente, ecc.) e amministrativamente è sede del capo del distretto. L'intera città usufruisce della rete nazionale della distribuzione di energia elettrica e nell'ultimo decennio nei villaggi interessati dal presente programma, sono stati realizzati dei piani di elettrificazione rurale .


Il clima, peculiare della zona, è assai piovoso (le medie annuali di Njombe si aggirano sui 1500÷1800 mm.) e presenta comunque caratteristiche tropicali con una stagione delle piogge ed una stagione secca (piuttosto breve: in media 4 mesi).


La temperatura raramente supera i 30 °C, e durante l'inverno australe si abbassa fino a pochi gradi sopra lo 0 °C (formazione di brina). L'escursione termica di conseguenza può essere piuttosto accentuata. L'umidità ambientale è sempre molto elevata.


Il distretto è ricco di corsi d'acqua. La caratteristica degli insediamenti rurali, posti sulla cima delle colline, fa sì che le fonti di approvvigionamento siano di norma lontane dai centri abitati. Ultimamente , grazie ad interventi della diocesi di Njombe, si sono costruiti diversi acquedotti rurali, che hanno portato dei benefici generali ad almeno 1/3 della popolazione dell'intero distretto.


L'economia della zona è essenzialmente basata sull'agricoltura con produzioni assai diversificate e a buona scalarità. Vi sono coltivate oltre al mais (costituente base della dieta e produttore privilegiato in tutta la Regione) varie altre specie: patate, piselli, fagioli, grano, miglio, caffè e tè. Il settore frutticolo ha una discreta importanza non raggiungendo standard produttivi di altri distretti della regione di Iringa.


L'industria del legno è sufficientemente sviluppata per quanto riguarda la fase di taglio, manca però totalmente la fase della lavorazione e produzione di suppellettili.



Gli allevamenti della zona sono diffusi a livello familiare, e i Wabena che popolano l'intero distretto, sono tradizionalmente anche allevatori. Il Distretto di Njombe conta 63 allevamenti di mucche da latte e la produzione di latte si aggira sui 30 q.li/giorno. Le potenzialità zootecniche sono elevate, vista la grande disponibilità di foraggio e sottoprodotti dell'agricoltura. Esse tuttavia non sono oggi adeguatamente sfruttate.



Le condizioni igienico sanitarie sono assai carenti. La zona è ricca di corsi d'acqua ma la peculiarità degli insediamenti stessi, rende difficile ed oneroso l'approvvigionamento dell'acqua, reperibile solamente nei fondi valle. Inoltre l'approvvigionamento idrico avviene secondo i sistemi tradizionali, ( utilizzando allo scopo zucche, bidoncini, taniche e recipienti similari), lavoro a carico delle donne. L'operazione, lunga e faticosa, poco garantisce la conservazione potabile dell'acqua..


Questo comporta gravi problemi di natura sia alimentare che di igiene personale e collettiva, con diffusione di malattie infettive e verminosi. A ciò va ad aggiungersi una malnutrizione diffusa in tutto il Distretto che preclude spesso uno sviluppo psico-fisico normale soprattutto della fascia di popolazione infantile.


Purtroppo la mancanza di acqua potabile, di una dieta alimentare equilibrata, e le abitazioni fatiscenti soprattutto nelle zone rurali precludono la via che porta ad un appropriato sviluppo, generando invece una situazione sanitaria precaria, con popolazioni debilitate da disturbi intestinali e falcidiate da un alto tasso di mortalità infantile.

3.4. Organizzazione servizio veterinario nazionale e locale


Il servizio veterinario nazionale e locale è organizzato e coordinato dal Ministero dell’Agricoltura, che ha al proprio interno un ambito dedicato all’allevamento e al settore zootecnico. Per quanto riguarda i servizi veterinari ,il Ministero ha creato tre settori principali :


a) settore denominato V.I.C. – Veterinarian Investigation Center- che ha come scopo funzioni di laboratorio, analoghe ai nostri istituti zooprofilattici, e di monitoraggio e consulenza sulle malattie animali. Tali centri hanno competenze territoriali molto estese, ad esempio il VIC della Regione di Iringa ha funzioni e competenze per tutto il sud Tanzania.


b) Centri di statistica: quest’organo ha funzioni statistiche sugli allevamenti in generale (produzione carni, latte, numero capi in una determinata zona, tipi di capi presenti, ecc.)


c) Dipartimenti regionali e distrettuali : il primo ha solo funzioni amministrative e di osservazione. Il secondo ha funzioni tecniche vere e proprie. Il dipartimento distrettuale dell’allevamento (Idara ya Mifugo), diretto da un veterinario laureato, è suddiviso a sua volta in diverse sezioni (ispezione degli alimenti, sanità animale, ecc,). Quest’ultimo dipartimento, ha sul territorio di competenza dei tecnici veterinari (bwana mifugo= infermieri veterinari), che dipendono dall’amministrazione distrettuale (Distretto) e che svolgono mansioni tecniche e gestionali degli allevamenti.



Il progetto zootecnico di produzione e commercializzazione del latte nel Distretto di Njombe promosso dal Cefa, ha come controparte giuridica il Distretto di Njombe, che ha sollecitato l’intervento. Le azioni del progetto si svolgeranno in stretta collaborazione e concertazione con i veterinari della struttura pubblica sopra indicata.

3.5. Problemi da affrontare


Si presenta qui di seguito un elenco dei principali problemi riscontrati e che il progetto si propone di affrontare:


· Notevole deficit della dieta alimentare, soprattutto infantile, legato prevalentemente alla difficoltà di reperimento, trasformazione e conservazione di alimenti già presenti nel territorio.


· Pessime condizioni igienico-sanitarie che si ripercuotono soprattutto nelle fasce deboli della società in particolare su donne e bambini.


· Scarse conoscenze sulla gestione manageriale di allevamenti di bovini da latte con conseguenze anti-economiche .


· Difficoltà di coniugare realizzazioni agricole con settori zootecnici produttivi.


· Assenza di attività economiche alternative al lavoro agricolo.


· Migrazioni della popolazione giovanile verso centri urbani più grandi.


· Scarse attività commerciali e assenza di indotti economici per l'innalzamento standard di vita.


3.6. Beneficiari e Partner locale

3.6.1. Beneficiari


I benefici dell'intervento (che sul piano tecnico prevede la pastorizzazione, conservazione, trasformazione e commercializzazione del latte) sono di carattere economico e sociale.


Dei benefici economici diretti godranno essenzialmente i produttori di latte del Distretto di Njombe, che dovrebbero trarre dalla creazione di un mercato del latte e dei suoi derivati non solo maggiore guadagno, ma anche uno stimolo a migliorare qualitativamente la loro produzione, obiettivo questo del progetto.


L’azione potrebbe innescare, in un tempo successivo, un processo di sviluppo del settore agro-alimentare del Distretto e coinvolgere tutta la Regione di Iringa con benefici economici indiretti.


Dal punto di vista sociale si è già sottolineato l’importanza di un alimento completo quale il latte per il miglioramento della dieta soprattutto infantile, attualmente caratterizzata da scarso valore proteico ed energetico. Si avrà , infatti , una maggiore distribuzione e diffusione del latte alimentare a particolare vantaggio dei bambini e delle donne in gravidanza.


Possono essere considerati beneficiari indiretti le persone impiegate in attività attigue a quelle promosse quali trasporti, commercio, vendita di prodotti zootecnici.


E’ infatti prevedibile che un aumento degli allevamenti di vacche da latte porti ad una crescita del reddito agricolo e che quest’ultimo produca un beneficio economico, secondo un effetto moltiplicatore, anche ad altri settori produttivi.


Gli allevatori e gli agricoltori potranno con l’aumento dei margini di guadagno, migliorare la proprie condizioni di vita, investire in attrezzature agricole e per l’allevamento.


Ciò presumibilmente farà crescere la richiesta di beni sul mercato favorendo lo sviluppo dell’economia locale. L’esperienza dimostra che, anche dai progetti di modesta portata, come questo, vengono a trarre benefici categorie non direttamente oggetto dell’intervento.



Dei benefici economici diretti godranno essenzialmente gli allevatori-produttori di latte. Il Dipartimento distrettuale dell’allevamento, in un recente censimento bovino, ha stimato la presenza di circa 2.700 bovini da latte nel Distretto di Njombe. Tenendo conto che mediamente ogni allevatore possiede 4-5 bovini da latte, si prevede il coinvolgimento e la ricaduta di benefici economici su circa 300 famiglie di allevatori-produttori di latte. I benefici economici indiretti potranno coinvolgere le persone del settore dell’agro-alimentare, del settore veterinario, del settore agricolo nella produzione di foraggio non solo nel Distretto di Njombe (in primis nei villaggi sede dei centri di raccolta) ma di tutta la regione di Iringa. A fine intervento si può stimare un coinvolgimento ed un beneficio di circa 30.000 persone.


Dei benefici economico-sociali diretti ed indiretti godranno tutti i consumatori di latte, soprattutto donne e bambini, le persone impiegate nelle attività attigue a quelle promosse, quali trasporti, commercio, vendita di prodotti e attrezzature zootecniche ed agricole. Tale stima è difficilmente quantificabile, ma tenendo conto degli abitanti dei tre villaggi satellite al caseificio, parte degli abitanti insediati lungo le arterie di collegamento centri di raccolta-latteria, popolazione della città di Njombe , si può approssimare un numero di beneficiari pari a 50.000 unità.


Per le attività di formazione agricola e zootecnica, in prima battuta, saranno senz’altro beneficiari i 50 soci allevatori soci della Njolifa. A fine programma raggiungeremo i 300 allevatori menzionati, oltre a tutte le persone che si coinvolgeranno nei seminari e nei corsi previsti all’interno della formazione professionale di base degli allevatori.


3.6.2. Partner Locale

1. Nome


Njolifa, l’Associazione degli Allevatori di Njombe (vedi all. 6 Statuto del Partner Locale).

2 Indirizzo


Njolifa (Njombe Livestock Farmers Association) - P.O. BOX 391- Njombe- Tanzania.

3. Data di creazione


L’Associazione di allevatori del Distretto di Njombe (NJOLIFA) è stata costituita nel 1994.

4. Regime giuridico


Cooperativa di allevatori del Distretto di Njombe.

5. Nome della persona responsabile


La persona che rappresenta attualmente la Njolifa è Mr. Clement M. Mtewele, Presidente della Cooperativa


6. Obiettivi della cooperativa


La Njolifa ha lo scopo di risolvere il problema della commercializzazione del latte. La Njolifa ha attualmente 50 membri per un numero totale di circa 600 capi e per la produzione giornaliera di 2.500 litri/die.


La Njolifa Association fa parte delle cooperative formate sotto l’egida del Distretto per tentare di risolvere i molteplici problemi economici legati all’agricoltura e all’allevamento. La finalità principale della Njolifa è concentrata nel promuovere l’allevamento di vacche da latte e aiutare i contadini allevatori nella commercializzazione del latte stesso.


Il Consiglio del Distretto ha ufficialmente riconosciuto la Njolifa e molto spesso assiste e supporta la cooperativa nei servizi di segreteria e negli aspetti manageriali.



Convenzioni


In definitiva il partner locale, individuato nell’Associazione allevatori di Njombe (Njolifa), sarà responsabile della gestione post –progetto. La Njolifa fa parte delle cooperative formate sotto l’egida del Distretto di Njombe (controparte giuridica). Quest’ultimo infatti assiste e supporta la Njolifa negli aspetti amministrativi e manageriali. La convenzione quindi, è stata stipulata con il Distretto di Njombe (All. 2) che fungerà da garante per la Njolifa e per il proseguimento del programma a sua conclusione (vedere integrazione nel paragrafo Impegni del governo beneficiario/controparte).


3.6.3. Controparte giuridica


Amministrazione Distrettuale di Njombe (All. 2 Convenzione).


Da parecchio tempo il Cefa collabora con gli uffici governativi del Distretto di Njombe e ha potuto sperimentare in modo positivo tale collaborazione.


Principalmente l’attività di sviluppo e cooperazione viene coordinata dall’ufficio del DISTRICT EXECUTIVE DIRECTOR anche se nella gestione dell’attività è coinvolto anche il DISTRICT COMMISIONER. A tal proposito lo stesso Ufficio distrettuale di Iringa designerà una persona di fiducia del District Commisioner per seguire gli sviluppi del Programma di produzione e commercializzazione del latte a Njombe.


Va da sé che il coinvolgimento della popolazione necessita di una azione concertata con le autorità locali, attività quotidiana di consiglio e appoggio; in questo senso il Distretto si configura come entità affidabile anche per svolgere la funzione di controparte giuridica del “Progetto Latteria” di Njombe.

3.7. Analisi e base conoscitiva: studio di fattibilità


Il progetto che siamo a presentare prende origine dall'esperienza maturata dal Cefa in Tanzania con la realizzazione di programmi di sviluppo eseguiti nell'ultimo ventennio.


Gli interventi in Tanzania sono iniziati nei primi anni '80, quando d'intesa con le autorità locali, si attivò un programma zootecnico-agricolo nel Distretto di Njombe e precisamente nella zona di Matembwe. Tale intervento terminato con l'avvio di una Company per la gestione di un allevamento avicolo con annesso mangimificio, ha contribuito notevolmente alla riabilitazione sociale ed economica di una vasta zona


L'approccio preferenziale del Cefa è verso l'ambito agricolo e zootecnico e gli interventi svolti finora, soprattutto nella Regione d’Iringa, stanno ad indicare una discreta specializzazione e conoscenza di base per l'attuazione di interventi concreti anche nell'agro-trasformazione. In particolare, per la formulazione e la fattibilità dell'intervento qui proposto, ha contribuito una microrealizzazione svolta nel 1997 con il contributo dell'UE , attraverso la quale si sono costruiti dei locali per il conferimento e la prima lavorazione del latte , il tutto nella cittadina di Njombe.



Le ragioni quindi, che giustificano la presentazione di questo tipo di progetto ci sembra emergano chiaramente da un trascorso in ambito zootecnico e agricolo del Cefa in Tanzania. Per quanto riguarda lo specifico del progetto, il caseificio ed i centri di raccolta previsti, si configurano come la naturale prosecuzione delle attività già svolte di risanamento e miglioramento genetico dei bovini da latte.


Ora per consolidare ed incrementare questi risultati è necessario che gli allevatori e contadini, possano mettere a profitto i loro sforzi realizzando un tangibile e positivo beneficio economico, che attualmente si realizza in maniera molto parziale e non continuativa. Da qui la decisione , su richiesta delle autorità e della cooperativa di allevatori (Njolifa), di progettare un intervento globale che canalizzasse e completasse il lavoro fin qui svolto, permettendo di non disperderne i frutti e di utilizzare appieno delle risorse già presenti sul territorio ed infine il potenziale produttivo promosso.



Gli studi e le missioni condotte per arrivare alla definizione del programma sono state numerose. Innanzitutto la rilevazione diretta sul campo , giorno per giorno , fatta di incontri, valutazioni, verifiche sulle concrete possibilità di realizzazione del programma eseguita dal coordinatore del Cefa in Tanzania, Dott. Johannes Kamonga, impegnato con l'organismo dal 1985 in diversi interventi già ricordati.


Inoltre sono state effettuate missioni specifiche da parte di esperti italiani per quanto riguarda la fattibilità politica, socio-economica e tecnica dell'intervento.



1. Analisi socio politica: vi sono state, a partire dal '97, missioni dell'allora vicepresidente (ora presidente) Dott. Francesco Tosi (già volontario in Tanzania dal 1980 al 1983), che ha potuto ripetutamente incontrare l'On. Jackson Makwetta (allora Ministro dell'Agricoltura) e definire alcune priorità agricole e sociali della presenza del Cefa in Tanzania. Gli incontri successivi avuti con il Capo della Regione d’Iringa e il responsabile del Distretto di Njombe, hanno permesso di delineare il progetto nelle sue priorità.


I risultati di tale analisi ed i fattori di sostenibilità, sono ripresi nei vari paragrafi del progetto. Qui ricorderemo brevemente gli ambiti affrontati e la metodologia utilizzata:


a. organizzazione politico-sociale del mondo agricolo


b. caratteristiche socio-demografiche della popolazione oggetto dell’intervento


c. motivazioni ed interessi diretti della popolazione coinvolta


d. possibili forme di gestione e partecipazione agli interventi da parte del governo regionale e distrettuale e della popolazione coinvolta.


Lo strumento utilizzato è stato il colloquio diretto con personalità politiche (vedi sopra) e autorità civili (capi villaggio, veterinari locali, ecc.)



2. analisi di fattibilità tecnica:



n.3 missioni a partire dal 1997 del dott. Benassi Marco agronomo , direttore del Cefa.


n. 4 missioni a partire dal 1997 del dott. Menegozzo Piero veterinario (già volontario Cefa in Tanzania), vicepresidente del Cefa e responsabile progetti Tanzania.


n.2 missioni del Dott. Dalla Vecchia Claudio, agronomo con esperienza di volontariato in Tanzania (2 anni).


n. 2 missioni del Dott. Rossi Roberto già cooperante in Tanzania ai sensi della legge 49/87 come esperto nel settore agro-industriale, responsabile del Cefa per il settore della trasformazione agro-alimentare.


n. 4 missioni dell'Ing. Gobbo Sergio, progettista e direttore dei lavori in molti progetti dell'Est Africa.


n. 1 missione dell'Ing. Trocchi Sergio, ingegnere civile con esperienza di cooperazione in Tanzania, Marocco , Albania.



I contributi e gli studi condotti dagli esperti sopracitati hanno riguardato:


a. l’organizzazione del lavoro agricolo


b. l’organizzazione degli allevamenti e delle stalle


c. analisi del patrimonio genetico bovino presente


d. analisi del tipo di foraggio


e. le caratteristiche di raccolta e produzione del latte


f. le caratteristiche tecniche di conservazione ,analisi e piccola trasformazione del latte


g. le condizioni del settore agro-industriale



3. Studio di fattibilità economico-finanziaria: nelle stesse missioni sopraindicate il Dott. Menegozzo, il Dott. Rossi ed il Dott. Dalla Vecchia, si sono occupati di verificare la sostenibilità economica e finanziaria del progetto.


In particolare si sono rilevati:


a. prezzi di mercato del latte fresco, pastorizzato e dei prodotti trasformati


b. prezzi unitari di produzione


c. prezzi e analisi situazione bovini da latte (fra cui N° 100 capi di bestiame da sostituire e previsti nel fondo di avvio cap.6.3.3. Risorse Finanziarie)


d. diverse possibilità di commercializzazione


e. livello di coinvolgimento produttori (prezzo remunerativo, richiesta del prodotto, ecc.)



La metodologia utilizzata per l’analisi di sostenibilità economica-finanziaria è stata la rilevazione dei prezzi da diversi allevatori, in diversi punti vendita, il colloquio informale con contadini e con un campione rappresentativo di agricoltori-allevatori beneficiari del progetto.



Nell’analisi di fattibilità tecnica si sono condotti studi su diversi settori, che ci hanno permesso la stesura del documento di progetto e di quantificare i benefici economici che il programma apporterà alla popolazione coinvolta. Come si evince dalla descrizione, il programma zootecnico di produzione e commercializzazione del latte e dei suoi derivati, prevede una serie di attività commerciali tali da consentire una sicura autosostenibilità economico-finanziaria, anche una volta terminato l’intervento.


Entrando nello specifico della sostenibilità economica del programma, abbiamo rilevato, ad esempio, che un litro di latte ad uso alimentare già confezionato ha un costo che si aggira intorno ai 400-500 Tsh (1.200-1.400 £ire) mentre il prezzo di mercato del latte sfuso (non confezionato e non pastorizzato) oscilla intorno ai 240-250 Tsh (720-750 £ire).


Pensando che il caseificio-latteria lavori circa 4.000 litri di latte al giorno e considerando che dopo la pastorizzazione, circa metà del latte venga venduto fresco (pastorizzato e confezionato) ed il rimanente trasformato, si può facilmente calcolare che l’utile del latte venduto sfuso e di circa 700.000 £. giornaliere.


Ai semplici dati sopra descritti, aggiungiamo che i prezzi di mercato del formaggio si aggirano dai 4.000 ai 6.000 Tsh. al Kg. (ca. 15.000 £) ed il prezzo del burro, attualmente tutto importato dal Kenya, è intorno ai 5.000-6.000 Tsh. al kg. (ca.16.000 £.). Tenendo conto che il rapporto litri latte/formaggio è di 10/1 si può facilmente ricavare che la produzione giornaliera di formaggio supererà i 100 kg /die e che il ricavo netto si aggirerà intorno al 1.000.000 £ . giornaliere.


Gli altri settori monitorati (situazione patrimonio bovino presente, possibilità di commercializzazione, organizzazione del lavoro agricolo, ecc.) ci hanno permesso di prevedere un’ampia sostenibilità in termini di costi-benefici dell’intero programma e di notevoli benefici per l’intera comunità coinvolta.



Per un analisi più approfondita si rimanda al cap. 7.


4. STRATEGIE D’INTERVENTO

4.1. Obiettivi generali


L’obiettivo generale del progetto agro-alimentare in oggetto, è l’attivazione ed il potenziamento delle effettive possibilità di autosviluppo locale. A tale scopo si fa leva sui caratteri endogeni del settore zootecnico ed agricolo, per un miglioramento qualitativo e quantitativo dello stesso e di altri settori collegati come quello commerciale e nutrizionale.



Ne risulta un programma finalizzato a:


1. migliorare le condizioni di vita della popolazione e contribuire al soddisfacimento dei bisogni primari


2. migliorare la qualità e l’apporto nutrizionale dell’alimentazione della popolazione dell’area di Njombe con particolare attenzione alla fascia infantile.


3. Attraverso una dieta alimentare differenziata, migliorare le condizioni igienico-sanitarie della popolazione coinvolta;


4. sviluppare e consolidare le attività socio-economiche in ambito rurale e aumentare il reddito delle famiglie contadine ;


5. creare uno sbocco commerciale alle politiche di sviluppo zootecnico sostenute dal Governo;


6. stimolare le attività collaterali e complementari che potranno beneficiare dell’economia indotta generata dalle attività del progetto.

4.2. Obiettivi specifici


L’obiettivo del progetto è quello d’incrementare il consumo del latte e dei suoi derivati, nella zona del distretto, per il miglioramento dell’alimentazione della popolazione in generale e della popolazione infantile in particolare.

4.3. Risultati attesi


Schematicamente qui di seguito si riassumono i risultati attesi del presente programma:


1. Caseificio /latteria operante nella città di Njombe


2. N.3 centri di raccolta del latte operativi sul territorio del Distretto


3. Rete commerciale attiva sul territorio del distretto


4. patrimonio bovino migliorato


5. Società di gestione costituita e autosufficiente


6. Addetti alla gestione formati e capaci di condurre le varie attività previste


7. Centro operativo del progetto

4.4. Attività


Il Progetto si occuperà di allestire, organizzare e avviare la gestione di una Centrale del Latte a Njombe per la lavorazione, la trasformazione e distribuzione del latte prodotto e tre centri di raccolta, in villaggi diversi, nel Distretto di Nombe. Pertanto le principali azioni che compongono l'intervento che dovranno poi divenire autosostenibili sono:



1. Attività di formazione e assistenza agli allevatori


2. Piano d’assistenza e controllo agli allevamenti bovini


3. Attività di raccolta, lavorazione e trasformazione del latte.


4. Attività di commercializzazione e distribuzione del prodotto lavorato


4.4.1. Formazione professionale di base degli allevatori



Il presente programma dovrà necessariamente coniugare le conoscenze tradizionali sulle forme d’allevamento, con moderne tecniche gestionali delle stalle presenti nel territorio.


A tal proposito, periodicamente ed in collaborazione con il personale specializzato della Njolifa, si organizzeranno dei corsi di tecniche d'allevamento per tutti i contadini che afferiranno ai centri di raccolta. Tali corsi che potranno svolgersi presso i tre centri di raccolta, avranno carattere teorico-pratico, come ad esempio le tecniche e l'igiene nella mungitura, la pulizia dei bovini, l'alimentazione corretta e redditizia dei capi da latte, ecc..


La formazione degli allevatori potrà portare lentamente, ad un miglioramento della produttività e quindi del reddito, ad una sicurezza igienico-sanitaria del latte ed infine ad una migliore gestione delle fattorie presenti.


In specifico verranno realizzate anche le seguenti attività formative:


- Corsi di 40 h. per veterinari e tecnici sul controllo e la profilassi delle malattie infettive, in particolare della TBC e della BRC.


- Corsi di perfezionamento in tecniche della mungitura, qualità del latte, malattie della mammella, ecc. .


- n. 3 corsi, uno per villaggio, di 10 h. per allevatori sulla gestione del bestiame, sulla qualità del latte, sulle tecniche della mungitura, ecc.



Come risulta poi nei paragrafi seguenti, ogni fase e settore del programma comporterà un lavoro attento e diffuso sulla mentalità, sulla formazione e competenze degli allevatori.


4.4.2. Piano di assistenza e controllo dell'allevamento bovino



Il buon successo dal punto qualitativo e sanitario nella produzione di prodotti lattiero caseari è legato alla qualità del latte e quindi alla buona gestione degli allevamenti.


Sarà perciò necessario collegare l'attività di produzione e commercializzazione dei prodotti derivati del latte ad un razionale piano di assistenza tecnica e di formazione professionale degli allevatori.



Tale programma potrà avere successo se si riuscirà a coniugare le conoscenze del territorio e le tradizionali forme di allevamento con moderne tecniche gestionali, piani di miglioramento genetico, adeguate forme di profilassi e terapia.


Per questo sarà determinante uno stretto rapporto tra i tecnici volontari dell'organismo che, per lo meno in fase iniziale,dovranno svolgere attività di coordinamento tecnico e controllo amministrativo ed i tecnici locali già collaboratori della Njolifa.


A tale riguardo potremo indicare le seguenti tre fasi :


A. Controllo ed assistenza al bestiame


B. Controllo ed assistenza per i ricoveri e la alimentazione


C. Controlli sul latte ed al caseificio



A. Controllo ed assistenza al bestiame



Sarà utilizzato solo latte proveniente da capi riconosciuti sani e periodicamente controllati in particolare per TBC e BRC.


Per fare questo sarà necessario un piano di marcatura di tutti gli animali e di una codificazione di tutti gli allevamenti. La costituzione dell'anagrafe bovina sarà anche alla base di un primo piano di selezione e di una iniziale standardizzazione di piani di accoppiamento. A tale riguardo ci si avvarrà della presenza di professionalità in loco coordinate da un volontario italiano.


Per quanto riguarda la definizione di un'anagrafe bovina ci si raccorderà con il servizio veterinario locale con cui si sono già presi accordi in merito.


Il programma di assistenza tecnica si potrà avvalere di un servizio di fecondazione artificiale dato che in Tanzania è possibile rifornirsi di azoto liquido e quindi di conservare le dosi di seme bovino.


Le paillet per l'inseminazione dovranno essere necessariamente importate ma sia il costo del seme che il prezzo del trasporto hanno incidenza abbastanza modesta.


Per dare alcuni parametri possiamo considerare che il costo medio di una fiala di riproduttore da carne varia dalle 2.000 alle 5.000 lire, per quanto riguarda tori di razza limousine, che probabilmente è la più adatta ad essere utilizzata; per quanto riguarda animali da latte o a duplice attitudine la variabilità del prezzo è tra le 3.000 e le 25.000 lire parlando di soggetti riproduttori di buon livello con indici ILQM superiori a 1.800, attendibilità superiori al 90% e rank maggiore di 95.



Il trasporto può essere effettuato anche a basso costo perché in un contenitore criogenico di medie dimensioni possono essere collocate centinaia di fiale.


La scelta della inseminazione artificiale non può essere assoluta, in quanto dipende dalle situazioni ambientali e genotipiche, ma neppure si deve tralasciarla considerandola non appropriata al contesto in cui andiamo ad operare.


Se infatti non è opportuno inserirla in tutte la condizioni, altrettanto insensato sarebbe non porla in essere nelle situazioni in cui potrebbe determinare una salto qualitativo notevole negli allevamenti.


La condizione prioritaria è nella presenza e disponibilità dell'allevatore a seguire gli animali ed in particolare a rilevarne i calori, a determinare la data presunta del parto, a valutare le capacità produttive, a chiamare il tecnico per le diagnosi di gravidanza, a castrare i soggetti maschi eventualmente presenti nella mandria.


Seconda condizione essenziale è un discreto servizio tecnico che risponda con sufficiente tempestività alle chiamate.


A questo riguardo il piano di servizio prevede che durante la raccolta del latte al mattino si preveda anche all'annotazione delle visite del veterinario e quindi nel pomeriggio si dovrebbe espletare anche il servizio di fecondazione artificiale.


In questa maniera si riuscirebbe a fecondare in maniera ottimale gli animali in calore la sera precedente e al mattino presto.


Ci potrebbe essere una certa difficoltà ad ingravidare qualche soggetto in calore nella tarda mattinata su cui non si può agire con sufficiente tempestività ma in quel caso si potrebbe agire con la sincronizzazione dell'estro con progestinici.


L'aspetto più difficile da valutarsi è invece la scelta del patrimonio genetico da utilizzare nel senso che le caratteristiche fenotipiche dei bovini attualmente presenti determinano la scelta di riproduttori maschi che hanno grande facilità al parto e da cui deriva la scelta di utilizzare per la selezione da carne i tori Limousine, che notoriamente vengono utilizzati su manze perché hanno figli di dimensioni modeste alla nascita.


Per la stessa ragione non sono utilizzabili fiale di tori in prova di progenie, poco costosi, che generalmente sono quelli a più alto livello di selezione genetica ma che non presentano dati per determinare la facilità al parto.


Il secondo aspetto da considerare è che comunque nella scelta della razza bisognerà far tesoro anche delle passate esperienze effettuate in loco dove sono già stati utilizzati tori frisoni e tori jersey.


Questi ultimi sono particolarmente interessanti sia per la loro taglia sia per le caratteristiche di rusticità della razza stessa.


In ogni caso si dovrà considerare l'avvio della inseminazione artificiale come una sperimentazione che dovrà avere caratteristiche di duttilità e senso critico e che, potrà essere standardizzata una volta che si troverà la linea genetica più adatta ai sistemi di allevamento ed alle condizioni climatiche.


Come si diceva poc'anzi, solo una parte delle aziende utilizzerà la tecnica di riproduzione artificiale: queste aziende però saranno funzionali ad altre che utilizzeranno i riproduttori maschi delle prime per l'accoppiamento naturale nelle proprie mandrie.


Da ultimo riteniamo opportuno non utilizzare altre tecniche riproduttive, quali l'embriotransfer, che sostituiscono in toto il patrimonio genetico delle mandrie attuali.



Certamente tali tecniche possono determinare grandi successi produttivi ma è altrettanto evidente che contesti ambientali così difficili come quello in cui si andrà ad operare, non possono prescindere dal patrimonio genetico d’adattabilità e resistenza che le mandrie attualmente presenti conservano.


Anzi crediamo che tale caratteristica di resistenza debba essere salvaguardata quale preziosa risorsa che ne permetterà la sopravvivenza.



Se si intende operare sul piano del miglioramento genetico di pari passo si deve migliorare la gestione degli animali.


Sarà quindi importante operare con determinazione, efficienza e programmazione nella lotta ai parassiti esterni ed interni e soprattutto, per quanto riguarda le zecche, quali vettori di malattie protozoarie del sangue.


A questo proposito sarà importante non solo operare attraverso l'utilizzo di presidi terapeutici ma anche programmare un utilizzo razionale ed a rotazione dei pascoli.


Anche le tecniche d’utilizzazione e preparazione del foraggio dovranno essere perfezionate con parziale inserimento di tecniche alternative e d’integrazione del pascolo.


I capi che risulteranno positivi ad un controllo annuale per TBC e BRC saranno allontanati dalla mandria e sostituiti con contributo previsto all’interno del presente programma.


Il passaggio quotidiano della raccolta del latte permetterà una forma di connessione tra i produttori ed il servizio di assistenza tecnica in quanto, durante la raccolta mattutina del latte sarà possibile anche raccogliere l'elenco delle visite e delle richieste di assistenza da parte degli allevatori che verranno espletate nel pomeriggio.


Il servizio di distribuzione dei farmaci verrà effettuato direttamente tramite i veterinari oppure nei tre centri di raccolta del latte.


In tale maniera si potrà avere un maggior controllo e quindi maggiori garanzie di assenza di residui nel latte dannosi sia per la salute della persone sia perché alterano le qualità tecnologiche del latte.


Rimarrà necessaria una stretta collaborazione e la completa subordinazione della struttura della Njolifa e di conseguenza dei tecnici del CEFA ai piani di profilassi governativa contro qualsiasi tipo di malattia epidemica quali la peste bovina, le Tick born diseases ecc.



B. Controllo ed assistenza nelle stalle



Saranno effettuati sistematicamente in ogni stalla, con cadenza almeno semestrale e prenderanno in considerazione le caratteristiche generali dell'ambiente di produzione affiancandosi al servizio veterinario territoriale, che per quanto privo di mezzi tecnici e di risorse finanziarie, dovrà rimanere costante punto di riferimento e possibilmente trarre stimolo dal servizio di assistenza tecnica del Programma.


Si valuterà non soltanto gli aspetti igienici generali del ricovero, ma si valuteranno insieme all'allevatore le caratteristiche dei pascoli e dell'alimentazione, avviando nel contempo un'azione di monitoraggio, finalizzata non soltanto a razionalizzare e rendicontare l'intervento in essere, con la prioritaria funzione di avviare un piano epidemiologico e un bagaglio di conoscenze anche sulle tradizionali tecniche di allevamento, sicuramente prezioso per il futuro.


In tale contesto sarà importante prevedere un perfezionamento delle tecniche di mungitura ed un adeguamento dei sistemi di raccolta e trasporto del latte. Probabilmente questo sarà uno degli aspetti formativi più difficili da realizzarsi in quanto poco consono alla mentalità dell'allevatore della zona. Infatti l'accezione corrente e comunemente condivisa è che l'animale è funzionale all'uomo ma che l'allevatore non opera al servizio dell'animale. Ora se per l'agricoltore perdere tempo e fatica per accudire l'animale può avere un qualche significato, quando lo deve curare o alimentare, meno è compreso il faticare in funzione della qualità del latte prodotto o della prevenzione della salute umana o animale.


Sara perciò necessario un controllo periodico al momento della mungitura e una costante opera di informazione.


Teniamo presente poi che nessuno prima d'ora ha parlato della necessità di avere standard minimi di qualità del latte; a tale proposito possiamo rilevare per esperienza che i nostri veterinari nella zona di Njombe non hanno mai avuto segnalazione diretta da parte di allevatori di casi di mastite, mentre tale patologia è poi stata spesso diagnosticata dal veterinario. Ciò è evidentemente determinato dal fatto che nella zona la patologie bovine sono generalmente molto più devastanti, ma denota pure una incapacità dei proprietari di valutare lo stato di salute degli animali.


D'altra parte il latte prodotto è in genere consumato direttamente e poco commercializzato a causa dell'impossibilità del trasporto e pertanto le caratteristiche sanitarie ed organolettiche rimangono purtroppo scarsamente significative in un contesto privo di interessi commerciali.



Oltre a questi aspetti legati al prodotto, si pone un altro problema legato anch'esso ad aspetti di carattere culturale.


Sarà infatti fondamentale dimensionare le mandrie alle capacità delle forze lavoro, alle dimensioni dei ricoveri, nonché alla possibilità di un razionale utilizzo degli alimenti e dei pascoli.


Ciò è contrario ad un concetto che vede l'animale e soprattutto i bovini non in funzione al reddito prodotto quanto a bene rifugio o capitale familiare. Questo aspetto pur non essendo cosi radicato nella mentalità collettiva come tra i pastori nomadi (es. i Masai), resta comunque in parte presente in quanto gli animali e soprattutto i bovini, rientrano tra i beni primari nelle trattative per i matrimoni come merce di scambio con la futura sposa.



Se nelle classi colte rimane soltanto come retaggio tradizionale per cui il futuro sposo dona alla famiglia della moglie un capo di bestiame, nelle aree periferiche e tra i ceti meno abbienti la trattativa e il significato del bestiame-capitale rimane nella sua interezza .


Ora per razionalizzare l'allevamento è assolutamente necessario che l'allevatore comprenda che la vacca è funzionale alla produzione di carne e di latte. Dovrà quindi capire che un numero eccessivo di animali, soprattutto se anziani, crea ostacoli ad una gestione razionale dei capi di bestiame, determina un abbattimento della redditività e pertanto non rappresenta di per sé un indice economico positivo.



C. Controllo ed assistenza sul latte ed al caseificio



Come è noto, la qualità del prodotto che esce dal caseificio è legata in maniera determinante al tipo di latte che viene prodotto e raccolto.


In altre parole pensiamo che oltre a ciò che avviene dentro al caseificio, peraltro facilmente controllabile, è soprattutto ciò che riguarda il momento della produzione e del trasporto a determinare la qualità del prodotto venduto.


Come già precedentemente scritto sarà utilizzato solo il latte prodotto da capi riconosciuti sani e periodicamente controllati anche per TBC e BRC.


Sarà necessariamente sospeso il ritiro di latte prodotto da bestiame in trattamento chemioterapico o che comunque prevede dei tempi di sospensione al consumo.


Saranno effettuati controlli saltuari per valutare la presenza di inibenti attraverso il delvotest, la quantità di cellule somatiche e l'eventuale presenza di mastite tramite il CMT ed esami batteriologici da effettuarsi presso la Matembwe Village Company, la filtrazione con panno per controllare l'igiene di mungitura, la valutazione del punto crioscopico.


Al caseificio, all'inizio di ogni ciclo di lavorazione, il tecnico preposto provvederà alla valutazione del latte di massa con controllo visivo per verificare la presenza di corpi estranei (insetti, paglia, coaguli, grumi di sangue, ecc.) e controllo sistematico di tutti i parametri citati precedentemente, oltre alla pesatura.


Sarà importante inoltre avviare un attento piano di monitoraggio per le condizioni igieniche di tutto l'impianto in aggiunta al controllo periodico della catena del freddo e del punto di pastorizzazione.


A tale proposito si potrà avviare una forma di autocontrollo e la valutazione dei punti critici, che molto probabilmente saranno legati ai punti di raccolta e alla conservazione.


In ogni caso tale valutazione potrà essere fatta seriamente solo in loco.


Riteniamo però che di tutto il ciclo di produzione e lavorazione del latte il caseificio sarà il punto meno difficile da gestire. La possibilità di controllare tutte le operazioni, il basso livello tecnologico delle attrezzature, la relativa facilità delle operazioni, permetterà fin dall'avvio una almeno discreta efficienza.


Il punto strategico di tutta l'operazione sarà anche in questo caso la formazione e soprattutto l'individuazione di un responsabile della produzione attento, motivato e competente.


Le esperienze dell'Organismo in Tanzania, dimostrano che tecnici seri e preparati raggiungono, anche nel contesto africano, performance di produzione molto elevate.


4.4.3. Attività di raccolta, lavorazione e trasformazione del latte

Esiste una reale difficoltà nella raccolta del latte dovuta alla notevole distanza delle fattorie dal centro di raccolta. Le situazioni presenti sono molteplici data la vastità dell’area coinvolta nel progetto. Vi è in alcuni casi una polverizzazione di piccoli produttori per i quali risulta difficile fare una raccolta porta a porta data l’elevata incidenza che i costi di trasporto avrebbe poi sul prodotto finito. Alcuni centri si trovano a 55 km da Njombe e quindi è quanto mai sconveniente una raccolta diretta da parte della latteria centrale una o due volte al giorno.

Altra questione da sottolineare nella raccolta del latte è la necessità di raffreddare quanto prima il latte appena munto e di evitare soprattutto che latte infetto venga a contatto e si mescoli con quello igienicamente e sanitariamente buono. Il raffreddamento consente infatti di bloccare l’aumento della carica batterica agevolando la conservazione mentre, un controllo igienico-sanitario garantisce la qualità del latte e dei suoi derivati.

A partire da tali valutazioni si è prevista la creazione di sistemi di raccolta diversificati ed autonomi.



Si avranno pertanto tre punti (centri) di raccolta sparsi sul territorio a cui potranno conferire gli allevatori, senza dovere percorrere distanze eccessive tutti i giorni per la consegna del latte.


I tre punti di raccolta previsti, saranno situati in aree dove è possibile porre una vasca refrigerante e non fungeranno soltanto come centri di raccolta di latte da parte dei produttori ma saranno anche centri di distribuzione di prodotti lattiero-caseari, medicinali veterinari, mangimi e materiali idonei all’attività agricolo- zootecnica.


Saranno cioè punti di aggregazione e di assistenza tecnica.


Ogni centro infatti sarà collegato al servizio veterinario territoriale che qui potrà avere una sua sede.



La consegna del latte avverrà ogni 12 ore con controllo della qualità per quanto riguarda la valutazione del punto crioscopico e la valutazione della quota leucocitaria attraverso il CMT.


Ciò avverrà in forma sistematica mentre periodicamente avverrà il controllo attraverso il “delvo test” per gli inibenti chemioterapici e per gli esami batteriologici.


Per questi ultimi bisognerà creare un laboratorio annesso alla latteria centrale di Njombe e dotarlo di attrezzature atte ad effettuare esami batteriologici per il latte.



La dotazione dei tre centri di raccolta, sarà formata da una vasca refrigeratrice per la raccolta e temporanea conservazione del latte, una bilancia per misurare la quantità di latte conferita da ogni singolo allevatore, un piccolo laboratorio con CMT (test per la mastite) e delvo test, infine una piccola farmacia veterinaria.



I punti di raccolta, come già accennato, saranno 3 e precisamente nella località di Kipengere, Uwemba, Kibena (Njombe) e saranno serviti attraverso un camioncino di raccolta (autocisterna) che raccoglierà il latte all'interno di 24 ore.


A titolo di esempio, si ipotizza che il latte del mattino sarà raccolto nelle sei-otto ore successive in tutti e tre i punti stabiliti, mentre il latte della sera sarà raccolto il mattino seguente.


Per quanto riguarda la città di Njombe e le aree limitrofe gli allevatori conferiranno direttamente al caseificio.


In ogni caso il percorso massimo prevedibile per gli allevatori iscritti attualmente alla Njolifa (Njombe Livestock Farmer's Association), non sarà superiore ai 4 chilometri giornalieri.



Il giro di raccolta inizierà al mattino con il centro di raccolta di Uwemba e terminerà con il punto di Kibena, molto vicino a Njombe (3 Km.) dove verranno eventualmente portati a fine mattinata, i campioni di latte sospettato di non essere idoneo al consumo fresco o per la caseificazione.


Il camioncino di raccolta afferirà al caseificio per tre volte al giorno, in quanto un primo carico sarà effettuato nel centro di Uwemba, un secondo carico da Kipengere ed un terzo al Kibena.



I centri di raccolta saranno anche punti di distribuzione di latte fresco, dei prodotti trasformati dal caseificio (piccoli punti vendita capillari), di tutti i materiali inerenti l'attività zootecnica compresi eventuali mangimi ed integratori.



Compatibilmente con le capacità produttive il primo latte della giornata verrà destinato alla caseificazione mentre quello della sera sarà destinato all'imbottigliamento ed al consumo come latte fresco.



Tutto il latte comunque dovrà subire un processo di pastorizzazione, sia quello destinato al consumo diretto, sia quello destinato alla produzione di latticini per ovvie ragioni di carattere sanitario.



Il latte conferito al caseificio subisce una seconda ed immediata pesatura in modo da ovviare ad errori ed eventuali truffe ,e anche ad un ulteriore controllo sulla qualità con l'invio di un campione del latte di massa al laboratorio per il controllo ufficiale dei parametri di qualità. Dopo la pesata ed il controllo il latte subirà la pastorizzazione ed una parte passerà all'imbottigliamento mentre un'altra andrà alla sala di lavorazione e produzione di burro, formaggio, ricotta e yogurt.


4.4.4. Attività di commercializzazione


Parte del progetto è interamente dedicata al trattamento del latte e la sua lavorazione. Le dimensioni dell'impianto sono tali da consentire con un solo trattamento (pastorizzazione) l'abbattimento della carica batterica e di consentire la conservazione per un periodo sufficiente alla commercializzazione. Il confezionamento sarà realizzato in bottiglie per la praticità del sistema e per una corretta conservazione.


La parte di latte eccedente e l'invenduto verranno destinati alla produzione di formaggi e burro. Tale scelta deriva dalla consapevolezza che a volte si possono avere eccedenze o delle partite di latte di bassa qualità che potranno comunque essere sfruttati evitando sprechi.



Nei tre punti di raccolta del latte (Uwemba, Kipengere, Kibena) sarà attivato uno spaccio di vendita del latte fresco pastorizzato e dei prodotti lavorati (formaggio, burro, yogurt). Questo permetterà la diffusione capillare del consumo di latte nei villaggi interessati e quindi un miglioramento della dieta alimentare nelle popolazioni in oggetto.


A Njombe, presso la latteria, si potrà vendere il latte ed i latticini facendo leva su tre ambiti, quali:


a) commercializzazione tramite grossisti: si individueranno nelle città principali della Regione di Iringa, alcuni grossisti che riforniranno piccoli hotel, negozi, mercati dei prodotti lavorati e confezionati.


b) commercializzazione tramite piccoli commercianti: nella città di Njombe esistono almeno 5 negozi (oltre al punto vendita interno alla latteria) con attrezzature per la conservazione dei prodotti soddisfacenti alle necessarie norme igieniche. Una parte della produzione del caseificio potrebbe essere venduta in questi negozi, che acquisteranno direttamente dal progetto i formaggi ed il burro. Riducendo i passaggi della catena commerciale, i margini di guadagno sono maggiori. La rete dei negozi che si va sviluppando anche nei centri di raccolta, è sicuramente una soluzione commerciale praticabile e di successo.


c) punto vendita dei prodotti a Dar es Salaam: c'è la reale possibilità, per la presenza costante della Procura del Cefa, e alla luce di esperienze legate a precedenti progetti dell'Organismo, di avviare un negozio per la vendita dei formaggi stagionati e di altri prodotti alimentari. Particolari quantitativi potranno essere definiti a seguito di contratti da stipularsi con alberghi, ristoranti, istituti pubblici di carattere socio- assistenziale come ospedali, asili, scuole, ecc.


5. FATTORI ESTERNI

5.1. Condizioni esterne


Sulla base delle informazioni raccolte (cfr. cap. 3.6. Analisi e base conoscitiva: studio di fattibilità) e dell’esperienza pluriennale dell’Ong CEFA nell’area di intervento ed in Tanzania, non si prevedono fattori esterni con elevata probabilità che accadano, tali da influire direttamente ed in maniera significativa sul progetto.


Le strategie di intervento previste dal programma (in particolare il fondo di avvio per acquisto medicinali e acquisto capi bestiame in sostituzione dei capi ammalati) sono tali da neutralizzare sensibilmente eventuali imprevisti e condizioni esterne di ostacolo al programma.

5.2. Rischi e adattabilità del progetto a fattori esterni


I principali rischi derivanti da fatti non controllabili dal progetto, si possono sostanzialmente imputare a fatti straordinari e naturali scarsamente ipotizzabile, che riassumiamo come segue:


Tali fattori esterni, capaci di presentare rischi consistenti al Progetto, sono enunciabili a livello teorico, ma molti lontani dalla realtà della zona interessata.


I rischi di tipo socio-culturale vanno esclusi a seguito della comprovata esperienze del Cefa con gli interlocutori coinvolti.


Qualora si verificassero le condizioni naturali elencate (difficilmente ipotizzabili) il Cefa farà fronte con risorse proprie all’accadimento eccezionale, per riportare la situazione ai parametri compatibili con la fattibilità del progetto.


7. FATTORI CHE ASSICURANO LA SOSTENIBILITÀ

7.1. Misure Politiche di sostegno


Il programma per la produzione e la commercializzazione del latte e dei suoi derivati nella città e Distretto di Njombe, ha trovato ampia adesione da parte delle autorità della Regione di Iringa, del Distretto di Njombe e dei tre villaggi coinvolti nell'azione, nonché dell'Associazione degli allevatori del Distretto di Njombe (Njolifa).


A questo proposito si allegano (All. 1):



1) Lettera dei tre villaggi coinvolti


2) Lettera di gradimento del Distretto di Njombe


3) Lettera della controparte (Njolifa)



Il contesto politico in cui il Cefa opererà e nel quale prenderà avvio il progetto presenta caratteristiche molto favorevoli e non sono prevedibili, a tutt’oggi, interferenze negative di sorta.


Possiamo affermare quanto detto sopra, in base alla precedente e lunga esperienza del Cefa in Tanzania ed in modo particolare nel Distretto di Njombe. Infatti il Programma di lavorazione e trasformazione del latte ha come controparte il Distretto di Njombe (controparte giuridica) e le tre amministrazioni comunali dei diversi villaggi, sede dei centri di raccolta dislocati. La stima e la fiducia reciproca tra il Cefa e le autorità amministrative e politiche locali, ci permetteranno di realizzare il Programma con la piena collaborazione delle istituzioni sopracitate, senza peraltro vedere compromessa l' autonomia dell'organismo promotore.



C'è da aggiungere infine che tale sintonia e fiducia accordata al Cefa deriva, oltre che dalla esperienza dei progetti precedenti da alcune caratteri quali:


- la piena conformità dei nostri interventi con i piani di sviluppo nazionale e locale;


- il carattere dimostrativo dei progetti Cefa nella zona, riguardo la possibilità di raggiungere forme di vita dignitosa e di sviluppo sostenibile in ambienti rurali anche molto lontani dai grandi centri urbani.

7.2. Aspetti socio-culturali

La proposta di sviluppo nel settore dell’agro-trsformazione, è stata accettata da tutta la popolazione dei villaggi coinvolti che si sono resi disponibili e partecipi sia in sede progettuale, sia in sede di decisione alle varie azioni di sviluppo da intraprendere. L'introduzione al consumo del latte e la distribuzione dello stesso non è quindi più sentito come cosa estranea, ma come aspettativa di un miglioramento sulla strada dello sviluppo.


Da un punto di vista delle attività formative e culturali a livello popolare la volontà del CEFA è certamente indirizzata a dar vita a forme di aggregazione della gente che consentano di proporre novità stimolanti, far circolare le informazioni ed essere sostegno ad un processo di sviluppo quanto più possibile endogeno.


Tutte le realizzazioni del progetto, già descritte, vanno nella direzione di un miglioramento della condizione infantile ed indirettamente della condizione femminile.


7.3. Quadro istituzionale

7.3.1. Assetto proprietario e responsabilità


Nel caso specifico del progetto di Njombe, si è individuato come partner locale la Njolifa (Associazione allevatori) i quali soci diverranno i proprietari, insieme con il Distretto di Njombe, i tre villaggi coinvolti ed il Cefa Trustee. La formula integrata nella gestione dell'azione porterà, in un secondo momento, ad una costituzione di una appropriata forma giuridica da verificarsi e perfezionarsi in itinere, quale una società a statuto speciale per la proprietà, gestione e amministrazione dell'intera azione.



L'Associazione allevatori di Njombe (Njombe Livestock Farmers Association cfr. statuto, (All. 6.) sarà responsabile dell'intera azione e terrà i collegamenti necessari con il CEFA.


7.3.2. Effetti durevoli


Effetti durevoli prodotti dall'azione saranno innanzitutto il miglioramento socio-sanitario e nutritivo di fasce della popolazione svantaggiate, soprattutto di donne e bambini, dovuto alla disponibilità e al consumo di latte sano, l'innalzamento del reddito delle famiglie coinvolte, attraverso lo sviluppo delle coltivazioni e degli allevamenti dei capi da latte.


è necessario infine ricordare che l'azione di sviluppo complessiva è stata proposta al Cefa, requisito questo fondamentale, il che sta a dimostrare il coinvolgimento e la disponibilità di parte della popolazione locale di prendersi a carico le problematiche e di ricercarne la soluzione.


7.3.3. Misure previste per garantire il proseguimento


Sicuramente questo tipo di intervento avrà la collaborazione del Cefa per il proseguimento dell'azione anche allo scadere del finanziamento.


Importante sarà perseguire nella formazione agro-zootecnica dei contadini e valorizzare gli stessi attraverso il coordinamento con la Njolifa.


La realizzazione di microprogetti, visite periodiche di tecnici ed esperti nel settore agro-alimentare assicureranno una sostenibilità all'intero progetto.


7.4. Tecnologie appropriate


L'azione nel suo complesso è stata progettata per avere una componente tecnica di semplice profilo tecnologico, visto che si tratta di una azione di trasformazione e commercializzazione in cui si abbisogna di tecnologie economicamente sostenibili in quanto comportano un uso accorto della materia prima (latte) ed un riutilizzo delle eccedenze; macchinari ad alta versatilità (es. il pastorizzatore ) e ritmi di lavoro a "misura d'uomo".


La gestione in prospettiva sarà presa in carico da una equipe tecnica locale appositamente formata all’interna della Njolifa, con il supporto del Distretto stesso.


7.5. Aspetti Ambientali


Viste le limitate dimensioni delle varie componenti produttive del progetto (latteria e tre centri di raccolta) non si ritiene necessario procedere ad una vera e propria valutazione di impatto ambientale. Tenendo presente di operare in un paese dove di fatto c’è una scarsa considerazione dei problemi ambientali, si è pensato comunque di procedere con grande attenzione alla valutazione dei necessari accorgimenti per contenere al massimo l’impatto sull’ambiente delle varie opere.



· Latteria e centri di raccolta


La struttura della latteria di Njombe occupa una superficie di mq 450, mentre ogni centro di raccolta ha una metratura di occupazione pari a 60. Non si evidenziano particolare problemi in ordine di stabilità del suolo (area pianeggianti con terreni di ottima portanza) alla gestione delle acque meteoriche ed all’impatto visivo della struttura ( realizzata in materiale locale e nel rispetto delle locali tipologie costruttive). Le acque di lavaggio dei contenitori del latte , delle varie lavorazioni e degli impianti in genere saranno convogliate in pozzetti di raccolta e trattate con l’impianto aerobico. I reflui, le acque nere, saranno trattate con impianto anaerobico. Per quanto riguarda il siero potrebbe essere utilizzato per l’alimentazione dei suini, abbastanza presenti in allevamenti familiari.


Non sono previste, né prevedibili emissioni gassose.


7.6. Sostenibilità economica e finanziaria


Il presente progetto, articolato in tre anni, sarà coperto dai contributi del M.AA.EE., dell'U.E. dal concorso privato del CEFA e del Contributo della Controparte locale. Si prevedono donazioni private d’attrezzature complementari, come è sempre avvenuto nei progetti CEFA. Il miglioramento progressivo del reddito, nonché le entrate dovute alla commercializzazione del latte e dei suoi derivati, potranno coprire nel futuro le spese di manutenzione e funzionamento.


Le attività di formazione zootecnica e agricola sono fatte direttamente presso gli allevamenti privati degli stessi allevatori, i quali saranno beneficiari diretti di migliorie d'allevamento e di produzione di latte.


Come si evince dal progetto sono previsti, tra le risorse finanziarie, due fondi, il primo per l’avvio delle attività zootecniche, per il coinvolgimento degli allevatori e il secondo quale dotazione per la Njolifa e per i tre centri di raccolta quale dotazione per il consolidamento e l’avvio della futura e autonoma attività gestionale.



La sostenibilità finanziaria sarà garantita in primis dalla controparte locale (Njolifa) che avrà il compito di monitorare ed accompagnare le realizzazione previste nel presente progetto e provvederà alla gestione delle iniziative e delle attività realizzate.



La stessa cooperativa di allevatori avrà come obbiettivo la tutela dei propri soci, utilizzando metodi di sostegno economico alle varie iniziative attraverso attività di microcredito.



Sarà, infine, incentivata la costituzione di piccole cooperative di consumo, che usando l’input iniziale dato dalla Njolifa, potranno creare piccole economie sostenibili con accordi commerciali locali e favorire così l’innalzamento dello standard di vita.

 

 


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